La nascita del turismo di massa

Con il secondo dopoguerra, il turismo diventa un fenomeno di massa. Se fino ad allora a viaggiare era soltanto una piccola élite di aristocratici, con l’istituzione e l’innalzamento del tenore di vita, la possibilità di viaggiare si estende alla quasi totalità dei lavoratori salariati. Contrariamente all’aristocrazia, il cui viaggio era svincolato dall’attività professionale, per la classe borghese costituisce essenzialmente un modo di occupare il tempo libero del non-lavoro.

Si tratta infatti di un turismo di tipo familiare, una sorta di break dalla quotidianità e di allentamento dei ruoli sociali, i cui tempi vengono organizzati in base agli impegni lavorativi del capo famiglia e alle esigenze scolastiche dei figli. La scelta della destinazione risulta influenzata in maniera considerevole dai racconti di amici e parenti, i quali rappresentano le fonti informative più importanti.

Il turista diventa sul piano sociale un consumatore, la vacanza diviene un indicatore di status e viene considerata un’attività sociale; chi non viaggia vede abbassarsi il proprio stato sociale all’interno della società.

L’offerta turistica diventa sempre più ampia e il viaggio diventa sempre più un bene di consumo per il divertimento e il relax; si assiste a una crescita delle strutture alberghiere, agenzie di viaggi, tour operator, a un aumento degli stabilimenti balneari e delle stazioni sciistiche e alla nascita dell’editoria specializzata.

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